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Diagnosi acufene: esami tipici.

Elenco dei più frequenti esami clinici richiesti dal medico che abbia necessità

di indagare lo stato di salute dell’ orecchio al fine di individuare la causa scatenante l’ acufene.

diagnosi acufene

Diagnosi acufene. Considerazioni Generali

La diagnostica dell’ acufene non è semplice in quanto risente non solo della natura soggettiva della percezione del ronzio in quanto tale, ma deve pagare lo scotto della necessaria collaborazione del paziente al fine di individuare quale sia la natura e l’ intensità del tinnitus. Per sua natura stessa dunque, il fischio nell’ orecchio può subire fluttuazioni importanti nell’ arco di determinati periodi, ed addirittura nell’ arco della giornata. 

Quindi sarebbe meglio ripetere quantomeno due, tre volte gli esami acufenometrici, in orari diversi del giorno, al fine di verificare che altezza ed intensità dell’ acufene, non varino in modo considerevole, altresì per fare una media dei valori che ci diano un’ indicazione probante.

Di seguito un elenco degli esami diagnostici che solitamente richiede il medico per una corretta diagnosi:

Esami Audiometrici Standard

Una volta verificata la normalità del condotto uditivo esterno e della membrana timpanica, possiamo andare ad eseguire gli esami audiometrici standard.

Di seguito quali sono:

  • Impedenzometria:
    • Timpanometria: si va a misurare la mobilità timpanica, dato che ci indica l’ integrità della membrana, e lo bontà della trasmissione ossiculare, oltre che la pervietà o meno della Tuba di Eustachio.
    • Riflessologia stapediale: questo esame misura i livelli a cui lo stapedio, il più piccolo muscolo del corpo, si attiva per proteggere l’ orecchio interno. Questi esami sono assai importanti nei casi di acufene fluttuante associato a senso di occlusione auricolare.

A questo punto richiederemo la collaborazione del paziente per eseguire esami audiologici volti ad individuare residuo uditivo e successivamente natura, altezza e probabile mascheramento dell’ acufene. Ecco quali sono gli esami:

  • Audiometrico Tonale Liminare: riscontra la soglia uditiva del paziente
  • Audiometria Vocale: quantifica la capacità discriminatoria del parlato nel paziente
  • Audiometrico Sovraliminare: indica definitivamente quale sia il campo residuo uditivo del paziente, dando preziosi segnali di recruitment e iperacusia, ove presenti.

Prescrizione Ulteriori Esami Diagnostici

Questi tre esami ci danno importanti indicazioni, in quanto denotano se vi sia associata una normoacusia o un’ ipoacusia, questione che di per se stessa obbliga a scelte terapeutiche di tipo diverso.

Altri esami più particolari cui possono essere sottoposti i pazienti qualora lo specialista lo ritenga opportuno, possono essere:

  • Potenziali Evocati Uditivi: consentono di riconoscere od escludere precocemente alterazioni a carico del nervo acustico o delle vie uditive centrali. Quest’indagine oltre che per escludere la presenza di un possibile neurinoma del nervo acustico, che può essere responsabile di un acufene monolaterale quale primo sintomo, è indicata per lo studio di eventuali altre alterazioni a carico del nervo acustico o delle vie uditive centrali.
  • Risonanza Magnetica Nucleare: utilizzata più spesso dei potenziali uditivi.
  • Tac delle Rocche Petrose
  • Esame Vestibolare Oto Neurologico: lo studio dell’ orecchio interno deve essere completato, con la valutazione funzionale del labirinto posteriore. Nella maggior parte dei pazienti con acufeni, infatti, mediante indagini specifiche è possibile riscontrare alterazioni del labirinto posteriore anche quando l’acufene sia l’unico sintomo.

Acufenometria

Esclusa quindi, ogni altro tipo di diagnosi rispetto a quella di acufene soggettivo e quindi essenziale o idiopatico, possiamo procedere alla valutazione intrinseca della natura dell’ acufene stesso e della sua percezione.

Di seguito gli esami Acufenometrici:

diagnosi acufene

Diagnosi Acufene. Considerazioni Generali

La diagnostica dell’ acufene non è semplice in quanto risente non solo della natura soggettiva della percezione del ronzio in quanto tale, ma deve pagare lo scotto della necessaria collaborazione del paziente al fine di individuare quale sia la natura e l’ intensità del tinnitus. Per sua natura stessa dunque, il fischio nell’ orecchio può subire fluttuazioni importanti nell’ arco di determinati periodi, ed addirittura nell’ arco della giornata. 

Quindi sarebbe meglio ripetere quantomeno due, tre volte gli esami acufenometrici, in orari diversi del giorno, al fine di verificare che altezza ed intensità dell’ acufene, non varino in modo considerevole, altresì per fare una media dei valori che ci diano un’ indicazione probante.

Di seguito un elenco degli esami diagnostici che solitamente richiede il medico per una corretta diagnosi:

Esami Audiometrici Standard

Una volta verificata la normalità del condotto uditivo esterno e della membrana timpanica, possiamo andare ad eseguire gli esami audiometrici standard.

Di seguito quali sono:

  • Impedenzometria:
    • Timpanometria: si va a misurare la mobilità timpanica, dato che ci indica l’ integrità della membrana, e lo bontà della trasmissione ossiculare, oltre che la pervietà o meno della Tuba di Eustachio.
    • Riflessologia stapediale: questo esame misura i livelli a cui lo stapedio, il più piccolo muscolo del corpo, si attiva per proteggere l’ orecchio interno. Questi esami sono assai importanti nei casi di acufene fluttuante associato a senso di occlusione auricolare.

A questo punto richiederemo la collaborazione del paziente per eseguire esami audiologici volti ad individuare residuo uditivo e successivamente natura, altezza e probabile mascheramento dell’ acufene. Ecco quali sono gli esami:

  • Audiometrico Tonale Liminare: riscontra la soglia uditiva del paziente
  • Audiometria Vocale: quantifica la capacità discriminatoria del parlato nel paziente
  • Audiometrico Sovraliminare: indica definitivamente quale sia il campo residuo uditivo del paziente, dando preziosi segnali di recruitment e iperacusia, ove presenti.

Prescrizione Ulteriori Esami Diagnostici

Questi tre esami ci danno importanti indicazioni, in quanto denotano se vi sia associata una normoacusia o un’ ipoacusia, questione che di per se stessa obbliga a scelte terapeutiche di tipo diverso.

Altri esami più particolari cui possono essere sottoposti i pazienti qualora lo specialista lo ritenga opportuno, possono essere:

  • Potenziali Evocati Uditivi: consentono di riconoscere od escludere precocemente alterazioni a carico del nervo acustico o delle vie uditive centrali. Quest’indagine oltre che per escludere la presenza di un possibile neurinoma del nervo acustico, che può essere responsabile di un acufene monolaterale quale primo sintomo, è indicata per lo studio di eventuali altre alterazioni a carico del nervo acustico o delle vie uditive centrali.
  • Risonanza Magnetica Nucleare: utilizzata più spesso dei potenziali uditivi.
  • Tac delle Rocche Petrose
  • Esame Vestibolare Oto Neurologico: lo studio dell’ orecchio interno deve essere completato, con la valutazione funzionale del labirinto posteriore. Nella maggior parte dei pazienti con acufeni, infatti, mediante indagini specifiche è possibile riscontrare alterazioni del labirinto posteriore anche quando l’acufene sia l’unico sintomo.

Acufenometria

Esclusa quindi, ogni altro tipo di diagnosi rispetto a quella di acufene soggettivo e quindi essenziale o idiopatico, possiamo procedere alla valutazione intrinseca della natura dell’ acufene stesso e della sua percezione.

Di seguito gli esami Acufenometrici:

p.m.t pitch matching tinnitus

Serve ad individuare la frequenza, o la banda di frequenze occupate dall’ acufene che fortunatamente ha di solito caratteristiche frequenziali ben definite. L’ esame viene svolto inviando al paziente un suono test, presentato con intensità di circa 10 dB HL sopra soglia uditiva. La procedura prevede due fasi:

  • Determinazione della frequenza nell’ orecchio controlaterale
  • Verifica nell’ orecchio ipsilaterale

Si utilizza il metodo della scelta forzata fra due alternative o A/B Test.

r.l.t relative loudness of the tinnitus

Esame necessario ad individuare l’ altezza relativa per il paziente di percezione dell’ acufene. L’ esame segue la seguente procedura: si invia con metodica ascendente il tono, la cui frequenza è stata individuata con l’ esame precedente, nell’orecchio controlaterale a quello in cui è presente l’acufene, da prima cercando la soglia e poi aumentando di 5 dB HL fino a raggiungere l’ altezza dell’ acufene. Individuato un range di somiglianza, possiamo usare lo step di 1 dB HL per un’ identificazione più precisa possibile.

m.t. masking of the tinnitus

Esame che consiste nell’ individuare la soglia di mascheramento dell’ acufene stesso. Assunto un tono diverso dal tinnitus, spesso rumore bianco o rumore rosa con frequenze predominanti le stesse riscontrate nel P.M.T, si procede ad inviare con step di 1 db sopra soglia il tono nell’ orecchio colpito sino ad individuare il cosiddetto livello minimo di mascheramento, ossia quell’ intensità sonora a cui quel dato suono copre completamente il ronzio auricolare.

 

r.i. residual inhibitor

Il più importante degli esami. Serve a valutare l’ inibizione residua dell’ acufene in seguito ad un periodo di mascheramento. Il test si esegue presentando al paziente
un tono mascherante al livello minimo di mascheramento rilevato, aumentato di
10 Db HL per un tempo di sessanta secondi. Al termine interroghiamo il soggetto
chiedendogli di descrivere il tinnitus che percepisce e le sue eventuali modifiche.
Se il tinnitus scompare completamente si parla di inibizione residua completa o
positiva (IRC), mentre se esso si riduce senza scomparire si parla di inibizione
residua parziale o parzialmente positiva (IRP).

Esami Vestibolari

L’esame, indicato nello studio delle vertigini, valuta la funzione del labirinto mediante lo studio del riflesso visuo-vestibolare (interazione tra funzione del labirinto e movimento degli occhi). Il test è ambulatoriale, dura circa dieci minuti e viene eseguito introducendo nell’ orecchio una minima quantità di acqua fredda o tiepida.

La stimolazione labirintica che ne consegue provoca movimenti involontari degli occhi detto altresì nistagmo, che vengono osservati dall’esaminatore mediante appositi occhiali.
Consente di valutare il funzionamento del labirinto sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Questionari Audiologici

I questionari somministarti al paziente si dimostrano assai efficaci per testare l’ impatto psicologico e sociale del problema denunciato dal sofferente. Ne esistono molte tipologie specifiche per la valutazione del tinnitus e sul suo effetto più o meno grave sulla vita privata del paziente.

Divengono quindi uno strumento fondamentale per la valutazione iniziale del problema, e successivamente per stilare un consuntivo efficace dei risultati terapeutici.

Esami Vestibolari

L’esame, indicato nello studio delle vertigini, valuta la funzione del labirinto mediante lo studio del riflesso visuo-vestibolare (interazione tra funzione del labirinto e movimento degli occhi). Il test è ambulatoriale, dura circa dieci minuti e viene eseguito introducendo nell’ orecchio una minima quantità di acqua fredda o tiepida.

La stimolazione labirintica che ne consegue provoca movimenti involontari degli occhi detto altresì nistagmo, che vengono osservati dall’esaminatore mediante appositi occhiali.
Consente di valutare il funzionamento del labirinto sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Questionari Audiologici

I questionari somministarti al paziente si dimostrano assai efficaci per testare l’ impatto psicologico e sociale del problema denunciato dal sofferente. Ne esistono molte tipologie specifiche per la valutazione del tinnitus e sul suo effetto più o meno grave sulla vita privata del paziente.

Divengono quindi uno strumento fondamentale per la valutazione iniziale del problema, e successivamente per stilare un consuntivo efficace dei risultati terapeutici.

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